lunedì 24 agosto 2015

Annette Brennet e le sue indagini

Annette Brennet e le sue indagini

"Mi Ami da Morire?"

E già! Sembrava quasi vero... Lui: un angelo, venuto giù dal cielo.
Un uomo dalla dolcezza infinita, a suo dire, con un cuore grande come il mare.
Era lì per lei. Fino a quel momento non aveva mai conosciuto donna più attraente.
Spavaldo, eccitato. Le stava quasi addosso da tanto desiderio. 
"Mah! Sarà così imbecille da pensare io creda alle sue parole?" rifletteva Annabel
Ma lui eri lì, imperterrito, convinto di fare colpo. Col suo atteggiamento spavaldo che visto da fuori sembrava recitare la scena di un film. 
Annabel non poté resistere alla tentazione... Frugando nella sua borsa lo guardò diretta negli occhi. Il suo sguardo era dolce, quasi fosse una gatta in calore.
"Che occhi da cerbiatta che hai" le disse lui.
Lei lo colpi allo stomaco con violenza. Nella mano teneva un coltello, la cui lama squarciò il ventre di lui.
"Adesso sì che mi piaci" gli sussurrò lei all'orecchio, mentre lui si accasciava a terra.  

Giovanna Alessandra Fenili

#amore #thriller #omicidi #sesso #violenza #storie #libri #romanzi #giallo #noir 

domenica 23 agosto 2015

"Quel Piccante Desiderio Inconscio" - di Giovanna Alessandra Fenili -

PREMESSA
Vi voglio raccontare alcune storie che non hanno la pretesa di divenire degli esempi da cui trarre per forza delle morali, ma piuttosto vogliono proporre una riflessione su alcune delle problematiche più frequenti nella vita di coppia e di come queste si possano superare. Andremo ad elencare e a porre delle riflessioni su tutte le problematiche che si creano in una convivenza e parleremo anche della facilità di come una stupidaggine si possa ingrandire fino ad arrivare a distruggere un rapporto.
Alcune delle storie, che ho raccolto e rielaborato e che vi sto per raccontare, sono l'esempio di come talvolta, dopo una catastrofe matrimoniale o dopo una grossa delusione, si possa tornare a riassaporare il gusto di “gioire della vita”; di come si possa, cambiando in parte le proprie abitudini e atteggiamenti, tornare a sorridere; o di come si possa imparare a guardarsi allo specchio con fiducia. Ma non è tutto, tra le storie che ho raccolto e rielaborato ci sono anche esempi di come, a volte nella vita, si possa scoprire d'essere diversi da quello che crediamo d'essere. E vi potrebbe essere d'aiuto arrivare a scoprire tutte le privazioni “inconsce” che il nostro “io apparente” ci ha imposto. Sembra complesso ma in realtà è molto più semplice farlo che spiegarlo. Ci si può arrivare soltanto mettendo in discussione il modo in cui viviamo, superando quindi il punto di limite della nostra mente (cioè scindere il conscio dall'inconscio). In queste storie si evidenzia che, procedendo con l'introspezione, ognuno di noi può arrivare a mettere a nudo tutti i propri desideri, compresi quei desideri inconsci e piccanti che, dopo essere stati per tanto tempo oscurati da quella che chiamiamo la parte razionale della mente, finalmente possono emergere.
Tra gli esempi da me narrati, alcuni, sveleranno come, con naturalezza e facilità, possa essere sufficiente seguire dei semplici consigli per arrivare a ritrovare la voglia di divertirsi. Non sono un luminare, né una psicologa, non voglio dare per certe le mie tesi e non voglio nemmeno dare delle regole base, ma credo di poter raccontare alcuni casi che potranno svelare alcuni dei modi possibili per ribellarsi alla depressione, sia quella data dall'assenza di soddisfazioni nell'ambito lavorativo o di vita, sia quella talvolta intrinseca allo status sigle, o comunque allo stato di depressione in genere.
Suggerimenti a parte, credo che cercando di non chiudersi in se stessi e aprendosi a nuove prospettive, si possa trovare la strada per iniziare la nostra lotta, si possa trovare il coraggio per uscire di casa in compagnia degli amici, anche quando ci sentiamo talmente male da non avere più la forza nemmeno di lavarci, di mangiare o fare tutte quelle cose ritenute di routine. Ovviamente, so bene che per quelle persone che stanno toccando il fondo non sarà una passeggiata e dico già che gli sforzi da fare saranno molti, ma saranno sempre meno pesanti di quello che si può pensare e credo valga la pena di tentare. Per esperienza personale, so che molte delle persone che escono da una separazione non hanno più amici con i quali poter uscire a far cazzate. Purtroppo da sposati si tende a frequentare gente sposata e succede che da single ci si possa sentire spiazzati, o comunque di peso. Non è colpa dei nostri amici. Magari alcuni di loro sono davvero felicemente sposati e, comunque, tutti quanti, felici o meno, hanno dei doveri familiari che non gli consentono di uscire la sera, o di fare un viaggio da soli. Ma chi esce da una separazione ha bisogno di socializzare e deve trovare la forza di uscire comunque, fare nuove amicizie con le quali poter condividere serate dedicate unicamente allo svago. Chiaramente dovrà schivare coloro che, come lui/lei, si sono separati da poco e sono depressi, dovrà anche fare attenzione a non opprimere i suoi nuovi amici con discorsi sul proprio status e dovrà cercare di allargare sempre di più le proprie amicizie, senza chiudere la cerchia a pochi eletti. Non è un caso che tutto converga verso la necessità di riuscire a distrarsi dai problemi che assillano la vostra quotidianità, perché le distrazioni portano la vostra mente ad essere più obbiettiva, condizione necessaria per riuscire a liberarvi dallo stato depressivo in cui vi trovate. È fondamentale cercare di liberarsi dai pensieri negativi per aprire la mente alle nuove “occasioni”, ma non dovrete ossessionarvi e lo scopo dovrà essere soltanto lo svago, il resto verrà da sé. È importante tenere i sensi all'erta per riconoscere il “momento”, ma è oltremodo fondamentale saper accettare la sfida, quando questa si presenta. Non è necessario essere pronti da subito, piuttosto, essenziale è lasciarsi coinvolgere dal mondo che ci circonda, essere cioè predisposti al cambiamento. Il resto sarà semplice, vi basterà cogliere un'occasione, senza pregiudizi, accettando cioè di giocare una nuova partita della quale non si conoscono le regole... potreste anche ritrovarvi a scoprire un gioco intricante, che potrebbe sconvolgere la vostra vita, oppure semplicemente farvi aprire gli occhi in una dimensione a voi prima sconosciuta. Finalmente potreste trovare il mezzo per arrivare nei meandri della vostra mente, quei meandri in cui certi desideri vengono imprigionati, in cui la vostra vera personalità si è nascosta negli ultimi anni, se non sempre. Diventa fondamentale vivere ogni giorno come se da un momento all'altro qualcuno potesse fornirci la chiave della felicità, magari di soli pochi attimi o giorni. Chiave che potrebbe aprire le porte di una brillante carriera, o farci conoscere il nostro migliore amico per la vita, o regalarci di nuovo l'amore. Oppure, perché no! Darci tutte queste cose insieme.
Comunque, se non si è vigili, aperti alla novità e ai cambiamenti, pronti a cogliere l'attimo fuggente e pronti ad aprire le porte dell'ignoto, potremmo rischiare di perdere la nostra occasione.


Quel piccante desiderio inconscio...”


Laura ha superato i quarantaquattro anni e, come molte..
(segue)

sabato 28 settembre 2013

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TRA I COMMENTI AL ROMANZO Annette Brennet: rivelazioni di CRIMINI impuniti

Fabio 77 scrive

Bel romanzo poliziesco
Trovo che la storia sia originale e mi è piaciuta molto.
La protagonista è un po' rigida come figura, almeno per me. Comunque mi piace per come si muove e come ragiona, un po' alla maschiaccio. Fragile con lui, che sembra infantile, e forte nel suo lavoro, come un vero poliziotto con i giusti attributi.
L'ho già consigliato agli amici e lo consiglio agli amanti della letteratura gialla.

Fabio 77
28 settembre 2013

lunedì 2 settembre 2013

Vittime  di un gioco di perversione”


La  nebbia  si era diradata in fretta e il sole iniziava a stiepidire l'aria del mattino.
Il tenente Annette Brennet arrivò in ufficio in perfetto orario. Nella sua mente, le parole di Sullivan sulla faccenda della proposta della F.B.I. giravano a vuoto: non aveva ancora preso una decisione su cosa fare, se prendere tempo, o accettare la loro proposta di entrare a far parte delle squadre della F.B.I.. E comunque doveva aspettare che le facessero la proposta ufficialmente  non poteva certo farsi avanti soltanto perché Sullivan, indiscreto, le aveva anticipato la cosa raccontandole di quella particolare telefonata dell'F.B.I al Capitano Brant.
Arrivata al Police Department Investigation Annette andò diretta nell'ufficio del Capitano, che l'attendeva per assegnarle un nuovo caso. Lui non fece alcun accenno alla telefonata spifferata da Sullivan, piuttosto, le disse che la omicidi aveva richiesto la sua collaborazione su un caso di stupro e omicidio. La vittima era una donna di quarantadue anni. Il crimine era stato scoperto il giorno precedente e i Detective erano intervenuti mentre Annette era impegnata e non era stato possibile darle la precedenza sulla scena del crimine.
Presa conoscenza del caso, Annette si mise subito al lavoro. Si fece dare il resoconto dai detective della Omicidi e si recò all'indirizzo della donna assassinata.
Già sapeva che la camera da letto in cui avevano trovato il corpo della giovane donna, era stata ormai contaminata dalla presenza degli uomini della Omicidi e della Scientifica: le sue percezioni potevano esserne condizionate.
Entrò nell'abitazione con la sua consueta prudenza, attenta a non mettere i piedi dove non avrebbe dovuto. I segnalatori erano stati rimossi dalla scena e nulla indicava i punti in cui i reperti  il giorno precedente, erano stati raccolti e portati in laboratorio dalla squadra della Scientifica. La scena primaria era ormai priva d'indizi e lei doveva leggere il rapporto dei detective per potersi render conto di quello che era stato trovato: oggetti personali della vittima, quali abiti, borsa e scarpe, erano stati ritrovati disseminati, in maniera casuale, lungo il corridoio davanti all'entrata, sulle scale che salivano al piano superiore e davanti alla stanza da letto.
Il rapporto degli investigatori parlava del presupposto che la vittima conoscesse il suo assassino e che fosse consenziente, almeno per quel che riguardava l'inizio del rapporto sessuale che, poi, inspiegabilmente, si sarebbe trasformato in stupro e omicidio.
Il rapporto diceva anche che la vittima era stata vista in compagnia di un uomo, mentre si accingeva a entrare in casa, e che i due sembravano essere in intimità. Ma la descrizione dell'individuo era stata vaga, i testimoni avevano parlato di un uomo dalla corporatura media, piuttosto alto, biondo e con indosso abiti casual e un giubbotto in pelle, color cuoio.
Annette decise che aveva già letto abbastanza e che era arrivato il momento di procedere con le sue indagini. Ripiegò le copie dei rapporti e le infilò nella tasca della giacca, mentre saliva al piano superiore.
Avanzò nella camera e si avvicinò al letto, sul quale era evidente una grossa chiazza di sangue, rappreso. Allungò la sua mano sul copriletto e lo toccò in un punto a caso, lontano dalla macchia. All'istante, come una fitta improvvisa, sentì attraversare il suo corpo da una sensazione di dolore. Rabbrividì, ma non scostò la mano, continuando a mantenere quel contatto così intenso e spiacevole. Vide il volto di un uomo di fronte a sé, ma era coperto da una maschera nera e non poté vederne tutti i lineamenti: solo il mento e gli occhi erano visibili.
Quegli occhi grigioverdi, che brillavano di una luce macabra, sembravano sorriderle, e la curvatura del labbro inferiore, che sbucava dalla maschera, era la conferma di quel crudele sorriso di compiacimento.
Lui aveva le ginocchia posate sul letto su cui lei era distesa, nuda. Lo vide avanzare lentamente, dai piedi, fin su, verso il volto.
All'improvviso, Annette sentì la lama di un coltello penetrarle le intimità e urlò, per quanto le sembrò reale. Sentì l'odore del sangue.
L'uomo estrasse il coltello e lo portò all'altezza del proprio volto. Poi avanzò rapidamente su di lei, mettendosi a cavallo del suo corpo e, mentre la teneva stretta tra le gambe, osservò la lama del coltello, muovendolo lentamente di fronte a sé. L'avvicinò alle narici e l'annusò, l'odore del sangue sembrava inebriarlo.
Una goccia scivolò lungo il manico sulla sua mano e, staccandosi, andò a cadere sull'addome della ragazza che era ancora sveglia, ma stava perdendo le forze.
Ma prima che lei perdesse del tutto i sensi, l'uomo, rapido, spostò il suo sguardo sulla pelle resa ancor più candida dal contrasto col colore del sangue. Alzò la mano che impugnava il coltello e tornò a trafiggerla, con impeto. Le conficcò la lama nell'addome. Poi, tirò a sé con forza il coltello, squarciandole il ventre.
Annette sentì la lama passare attraverso la carne, lacerarle le viscere...
Svenne.
Quando si risvegliò, si trovò accasciata a terra, ai piedi del letto, tremante. Si alzò e riassettò il tailleur, controllando di non averne macchiato il tessuto, mentre non riusciva quasi a controllare il tremito delle mani. Nonostante le innumerevoli volte in cui aveva già sperimentato cosa volesse dire vivere il terrore di certi momenti, violenti e crudeli, non era mai riuscita a farci l'abitudine. Quelle scene erano così reali e terribili che ne poteva sentire ogni sensazione, ogni particolare, persino il dolore e la lama nella carne, ferita dopo ferita. E quell'odore... l'odore di sangue. Ma nei suoi ricordi, questa volta, l'odore del sangue era mischiato a un altro odore. Si sforzò di ricordare... era odore di dopobarba, del tipo raffinato, non comune, ma che lei non riusciva bene a distinguere.
Si scosse, tentando di scrollare via anche quel malessere che aveva imprigionato il suo corpo in quei lunghi momenti di terrore, poi tornò a esaminare la stanza, mentre cercava di riprendersi dallo shock.

(segue)

PUBBLICATO nel 2009 in "Annette Brennet: rivelazioni di CRIMINI impuniti"
AUTORE Giovanna Alessandra Fenili
LT-Editore 

mercoledì 9 maggio 2012

TRATTO DAL ROMANZO, Annette Brennet: rivelazioni di CRIMINI impuniti:

TRATTO DAL ROMANZO, Annette Brennet: rivelazioni di CRIMINI impuniti:


Il tempo stava cambiando... alcuni raggi di sole sbucavano attraverso un banco di piccole nuvole, tracciando il cielo con dei fasci di luce che scendevano, alcuni perpendicolari e altri obliqui, sulla città.

Erano le nove passate e, terminate le pratiche d'ufficio, Annette si diresse a casa Thurner per indagare sul furto della statua e dove l’attendeva il signor Bruno Thurner.

La villa, di recente costruzione, la cui struttura riproponeva una rivisitazione dello stile vittoriano in chiave moderna, si trovava sulla Terrace Drive.

I nastri gialli delimitavano l'accesso dell'intero isolato. Alcuni agenti stavano fotografando tracce di pneumatico lasciate sull'asfalto della strada che costeggiava il fianco dell'abitazione.

La villa era fornita di telecamere, collocate su tutto il perimetro, ma queste erano state oscurate. Il sistema di sorveglianza non aveva svolto a pieno la sua funzione durante il furto, a causa dell'intervento dei ladri col blocco della fornitura elettrica e la disattivazione del sistema di allarme.

In ogni caso, il signor Thurner aveva messo a disposizione le registrazioni video che contenevano i filmati dei giorni precedenti al furto e la registrazione della frazione di tempo intercorso tra l'arrivo dei malviventi alla villa e l'oscuramento delle telecamere. Tutte le registrazioni erano state portate in laboratorio, dove un esperto, dopo averle visionate, aveva il compito di segnalare ai detectives gli eventuali fotogrammi significativi per le indagini.

Annette parcheggiò la sua Mustang sulla strada principale, a qualche metro di distanza dai nastri gialli e dalle persone che erano accorse, incuriosite dalla presenza della Polizia.

Scese e si avviò verso l'edificio.

Sulla porta, un agente in divisa l'accolse. «Buongiorno tenente Brennet. Serve la sua firma.» disse, porgendole una cartella con sopra un foglio.

«Buongiorno Gregory. Certo!» rispose lei, prendendo in mano la penna.

Firmò il documento sul quale era riportato l'elenco degli agenti intervenuti sul luogo del crimine ed entrò nella villa...